Trauma psicologico infantile: rischi ed interventi

Trauma psicologico infantile: rischi ed interventi

Cosa significa trauma psicologico? Quali sono le conseguenze sullo sviluppo nel caso di esperienze infantili traumatiche? Come i traumi cumulativi durante l’infanzia possono avere un ruolo nella formazione del meccanismo di difesa della dissociazione?

Quando pensiamo al trauma pensiamo subito a situazioni terribili e lontane dalla nostra esperienza. Se si pensa ad un trauma psicologico, è facile pensare ad incidenti, situazioni di violenza, guerre, terremoti o eventi inaspettati che cambiano per sempre la persona. In realtà, non bisogna essere stati necessariamente soldati per anni in guerra per dire di aver subito le conseguenze di un evento traumatico.
Il trauma si presenta anche nella quotidianità delle nostre vite apparentemente tranquille, colpendo fisicamente e psicologicamente la persona interessata e i suoi familiari. I danni del trauma possono interessare il corpo, la mente ma anche il sistema immunitario che sotto stress diventa più vulnerabile ad ammalarsi e alle infezioni. Ma cosa significa trauma psicologico e come si manifesta?

Trauma psicologico: cos’è e come agisce sullo sviluppo nell’infanzia

Il trauma psicologico è una “ferita dell’anima” in cui un evento improvviso irrompe negativamente nella vita della persona alterando la normale quotidianità e la propria percezione della vita e del mondo. Ci sono dei traumi di grande entità che vanno a rappresentare una minaccia all’integrità fisica o eventi che portano alla morte o che costituiscono un pericolo per le persone care (incidenti, disastri naturali, abusi, incidenti).
Qui voglio parlare di quelle esperienze infantili traumatiche che sembrano apparentemente invisibili ad un occhio poco attento, e che nonostante non vadano a rappresentare delle situazioni che mettono in pericolo di vita o minacciano l’integrità fisica risultano allo stesso modo in grado di provocare dei cospicui danni psicologici alla persona.
Vengono chiamati “piccoli traumi” perché sono delle esperienze soggettive disturbanti che sono caratterizzati da una percezione del pericolo non particolarmente intensa. Cosa accade ad un bambino quando subisce un trauma e come va ad influire sul suo sviluppo? Cosa accade quando un bambino subisce episodi di trascuratezza e maltrattamento perpetrati durante la sua infanzia?

Conseguenze di un trauma su un bambino

Diverse ricerche hanno stabilito che esperienze di maltrattamento (trascuratezza, ipercuria, discuria, abusi fisici e psicologici, abusi sessuali, violenza assistista) durante l’infanzia possono portare ad una vulnerabilità nello sviluppo di sintomi dissociativi, depressione ed ansia.
Il rapporto di attaccamento tra madre e figlio è fondamentale nelle prime fasi di vita per regolare l’arousal, cioè lo stato di attivazione del sistema neurovegetativo dell’organismo legato ai cambiamenti dell’assetto fisico o psicologico individuale. Sul piano fisico esso coinvolge diversi sistemi biologici come il sistema nervoso autonomo e il sistema endocrino con risposte fisiologiche (sudorazione, frequenza cardiaca, pressione arteriosa, concentrazione di cortisolo detto anche ormone dello stress), mentre sul piano psicologico modula l’espressione delle emozioni e dei comportamenti messi in atto, capacità di memoria, concentrazione, presa di decisioni e capacità attentive.
Nei casi dei bambini con attaccamento insicuro, le madri appaiono assenti e disinteressate o eccessivamente presenti da risultare invadenti e opprimenti, in entrambi i casi non ascoltano i loro figli o parlano con loro. In questo particolare pattern di attaccamento accade che la disregolazione porti nel bambino ad un accrescimento cronico di stati alternati di iper e ipo-arousal, mentre casi di esperienze di abbandono portano nel tempo ad un appiattimento dell’affettività.

Esperienze infantili traumatiche

Nell’attaccamento insicuro disorganizzato, i bambini subiscono abusi che possono essere di natura fisica o psicologica oppure si trovano a contatto con madri con sintomi depressivi. In questi casi, accade che i movimenti non sono integrati e non armonici, anche qui si riscontra una disorganizzazione nel gestire la capacità di regolazione interattiva dell’arousal.
Durante le esperienze infantili traumatiche si attiva una iperattivazione cronica del sistema di difesa che investe altre aree d’azione (socialità, gioco, esplorazione, ecc.), che potrebbe determinare nell’età adulta delle tendenze automatiche all’azione, anche senza una reale minaccia, e che possono risultare maladattive nei contesti affettivi, lavorativi e sociali. Esperienze traumatiche subite durante l’infanzia, sempre nell’ambito della relazione di attaccamento, andrebbero a causare una compromissione nella formazione dei neuroni a specchio, condizionando negativamente le abilità introspettive e le capacità relazionali del bambino e del futuro adulto.
La conseguenza che risulta più evidente per spiegare meglio l’esperienza traumatica infantile è come viene percepita dal bambino la relazione con le sue figure di attaccamento che va a perdere la sua dimensione di sicurezza, per cui nell’età adulta la conseguenza più evidente sarà quella di rispondere in maniera difensiva pure a stimoli neutri. È il caso di quei bambini poco amati che da adulti si difendono dalle relazioni e sentono come una minaccia l’instaurarsi di un rapporto d’attaccamento con un potenziale partner. Tentando di ricreare con il partner il trauma dell’abbandono subito da bambini, loro si proteggono dall’esperienza dell’amore e di subire un altro abbandono per questo mettono in scena il loro trauma abbandonando per primi l’altro.

Traumi cumulativi e dissociazione

Cosa accade quando i traumi infantili si ripetono nel tempo? Succede che viene a fallire il sistema di attaccamento, nel ricevere sicurezza e protezione, per questo il sistema neurovegetativo resta attivato in eccesso producendo stati continui ed alternati di iper e ipoarousal andando a oltrepassare la soglia consentita.
Sembra che traumi cumulativi che si ripetono nel tempo siano implicati attraverso questa disregolazione del sistema neurovegetativo nell’attivazione della dissociazione come meccanismo di difesa. Il sistema di impegno sociale è molto importante nella capacità di stabilire relazioni adeguate e durature, nel caso di bambini esposti a traumi cumulativi questo sistema smette di funzionare allo stesso modo si abbassa la capacità di reagire ad eventi stressanti.
Quando l’alternanza degli stati di iper e ipoarousal diventano estremi e duraturi i processi d’elaborazione dell’informazione perdono la capacità di essere integrati per diventare cronicamente dissociati. In questo modo, la persona sembra essere divisa in due aspetti: quello in cui vengono evitate tutte le memorie traumatiche che permettono di andare avanti nella quotidianità, e quello in cui i ricordi traumatici innescano azioni difensive automatiche contro uno stimolo minaccioso.

Ricordo traumatico e sistema di difesa

Si crea nella persona una profonda dissociazione strutturale: in cui una parte di sé resta bloccata al trauma e alla difesa dal pericolo e un’altra parte di sé cerca di vivere la quotidianità nonostante le difficoltà e di espletare i compiti richiesti dal proprio contesto (socialità, gioco, accudimento, ecc.).
Un altro effetto di questo meccanismo è la situazione che si verifica quando un evento interno (come una sensazione o un’emozione) o esterno (come qualcosa presente nel contesto o il comportamento di un’altra persona) innescano il ricordo traumatico. Il sistema di difesa viene immediatamente attivato e interrompe qualsiasi attività quotidiana, la risposta neurovegetativa estrema e non regolata, produce conseguenze le cui risposte variano soggettivamente: il corpo si blocca, si tende per fuggire, attaccare o si accascia su se stesso. In questa condizione, viene sospeso il pensiero e la capacità di riflessione.

Conclusioni

Nel caso di un’esperienza traumatica, sembra che il meccanismo di difesa della dissociazione oltre ad essere una risposta adattiva ed una protezione dal dolore, sia un’esperienza di disgregazione delle funzioni integratrici della coscienza conseguente ad un trauma psicologico. Essa ha effetti collaterali devastanti sulla capacità di regolazione emotiva e sulla capacità di pensiero e sull’identità. Gli effetti prodotti vanno a provocare una dissociazione strutturale della personalità.
Sembra che nell’infanzia, un fattore protettivo sia lo stabilire un attaccamento sicuro tra madre e bambino, in modo da evitare la formazione di traumi che nel futuro adulto, in mancanza di altre figure di resilienza, potrebbero avere come conseguenza la dissociazione strutturale della personalità.
È importante per il bambino fin dalla nascita stabilire un legame sicuro, solido e fiducioso con le figure di attaccamento, in particolare con la madre, che è la base per poter giocare ed esplorare il mondo. Comportamenti materni come rispondere prontamente ai bisogni del bambino, dimostrare comprensione e sensibilità (che non significa cedere ad ogni richiesta ma con sensibilità mettere dei confini e delle regole) e comportarsi in maniera coerente, sono le basi per lo sviluppo di un attaccamento sicuro che nel tempo protegge il bambino e lo preserva dall’instaurarsi del trauma e dalle sue conseguenze.

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