PSICOTERAPIA DI GRUPPO ONLINE PER ADULTI VITTIME DI ABUSI NELL’INFANZIA: 10 INCONTRI SU ZOOM

PSICOTERAPIA DI GRUPPO ONLINE PER ADULTI VITTIME DI ABUSI NELL’INFANZIA: 10 INCONTRI SU ZOOM

In che modo i traumi infantili possono predisporre l’adulto ad una maggiore vulnerabilità nello sviluppo di depressioni, sintomi dissociativi, ansia o abuso di sostanze? Quali sono i traumi dell’infanzia che possono compromettere una buona relazione di attaccamento? Cosa sono i modelli operativi interni e la differenza tra comportamento di attaccamento sicuro o insicuro? In questo articolo offrirò una descrizione del mio progetto, composto da 10 incontri su piattaforma Zoom, rivolto agli adulti che desiderano lavorare terapeuticamente in gruppo per guarire dagli abusi nell’infanzia.

 

Come scrive Martin Teicher (2000): “il maltrattamento e l’abuso producono cicatrici difficili da guarire o forse mai del tutto rimarginabili”. I primi anni di vita sono fondamentali per lo sviluppo di una persona adulta che dovrà avere una buona autostima, una positiva rappresentazione di sé rispetto al prossimo, del valore e rispetto della vita. Questa condizione cambia quando un bambino o una bambina subisce abusi in questa fase sensibile, allora le ferite che accompagneranno la loro crescita diventeranno pericolose per i potenziali effetti che determineranno nell’età adulta. Uno degli aspetti più gravi di questi abusi consiste nell’essere perpetrate dalle figure di riferimento, cioè da coloro che dovrebbero proteggere e prendersi cura del bambino. Questo trauma innescherà in questi adulti problemi relazionali caratterizzati da sfiducia nei confronti di altre persone e dei rispettivi partner, mostrando come, una volta persa la capacità di fidarsi in età precoce, risulta poi pressoché impossibile, se non attraverso il lavoro terapeutico, diventare adulti in grado di stabilire relazioni stabili e costruttive per un problema di sfiducia che porta a degli acting out nella relazione (allontanamenti, rifiuto dopo una prima fase iniziale della relazione, idealizzazione e svalutazione, dipendenza ed evitamento). Se questi traumi si generano in età infantile, gli effetti possono tradursi in abuso di sostanze, disturbo d’ansia, depressioni, disturbi dissociativi o ideazione suicidaria. Questo quadro fa comprendere come sia necessario intervenire tempestivamente per aiutare gli adulti che hanno avuto infanzie infelici a lavorare sulle loro traumatizzazioni, andando a riparare quel vissuto doloroso che ancora adesso interferisce, attraverso condotte autodistruttive, nelle loro vite pure se sono adulti cresciuti e i loro problemi risiedono nel loro passato.

Il mio progetto ha l’ambizione di aiutare tanti ex bambini traumatizzati, ad oggi adulti ancora feriti dal loro vissuto familiare passato, che hanno bisogno di potersi esprimere e confrontare all’interno di un gruppo come contenitore per rielaborare il loro vissuto.

 

I TRAUMI INFANTILI E LE FERITE EMOTIVE DI CHI HA AVUTO UN’ INFANZIA INFELICE

Quando parlo di trauma psicologico faccio riferimento a tutte quelle situazioni in cui un evento causa impotenza, dolore e una situazione di fragilità che altera la vita psichica dell’individuo. In un mio articolo di blog (https://www.jessicazecchini.it/articoli/trauma-psicologico-infantile-conseguenze/) Trauma psicologico infantile e conseguenze sullo sviluppo: il ruolo dell’attaccamento infantile nella trasmissione del trauma ed effetti sulla psiche”,  ho menzionato alcune   ricerche scientifiche che avevano dimostrato che le esperienze di maltrattamento (trascuratezza, ipercuria, discuria, abusi fisici e psicologici, abusi sessuali, violenza assistita) durante l’infanzia erano la causa di una maggiore vulnerabilità nello sviluppo di sintomi dissociativi, depressione e ansia. Ho inoltre illustrato l’importanza della relazione di attaccamento che si instaura nei primi anni tra il bambino e le figure di accudimento, e di come le esperienze traumatiche siano la causa di una compromissione nella formazione dei neuroni a specchio, condizionando negativamente le abilità introspettive, empatiche, le capacità relazionali del bambino e del futuro adulto. Per questa ragione è fondamentale soffermarci sui traumi e le ferite che hanno compromesso la possibilità di una buona riuscita nella relazione di attaccamento tra caregiver e bambino in grado di donare quella sicurezza, fiducia nella vita e nel mondo, presente nell’ infanzia di un adulto con attaccamento sicuro.

 

Quando parliamo di traumi, possiamo menzionarne diversi tipi che possono essere più o meno intensi:

Micro-Traumi: situazioni stressanti che hanno costellato la crescita del bambino e l’infanzia senza aver goduto di un adeguato supporto e che hanno reso l’adulto insicuro rispetto ai sentimenti negativi provati in età precoce.

Abusi fisici e psicologici: a cui sono sopravvissuti quegli adulti che hanno subito da bambini abusi sessuali, percosse, manipolazione psicologica tipo gaslighting”, e che ancora oggi hanno problemi di autostima e fiducia a livello relazionale.

Evento traumatico: Episodio o evento che ha minacciato la sopravvivenza del bambino costituendo un reale pericolo per la sua vita e che in età adulta continua a rivivere nella sua mente attraverso ricordi, flashback, incubi ricorrenti. Trauma in cui si è generato un disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

Violenza Domestica: il bambino è cresciuto in un ambiente imprevedibile, dove ci sono stati episodi di violenza di un genitore nei confronti del partner o di entrambi i genitori. Il caos presente in famiglia prevedeva liti, scontri, urla e in alcuni casi violenza su un genitore nei confronti dell’altro a cui il bambino doveva assistere. Il bambino può aver subito esso stesso violenza, da parte dei genitori, fisica, psicologica o assistita. L’adulto crescerà con la paura di crearsi una sua famiglia e si sentirà sempre solo a livello relazionale, esattamente come accadeva da bambino quando non si sentiva protetto e amato per il caos che regnava in famiglia. In alcuni casi cercherà di scappare dalla propria famiglia cercando un partner che abbia la funzione di figura genitoriale protettiva negata nell’infanzia.

Ferita dell’abbandono: in questi casi le figure di accudimento non sono state capaci di rispondere ai bisogni e alle esigenze di supporto e vicinanza del figlio. In altri casi si è stati cresciuti da altre figure vicarie come i nonni, babysitter o si è stati abbandonati da un genitore o da entrambi i genitori. L’adulto cresce con la paura di essere abbandonato di nuovo per questo nelle sue relazioni potrà diventare dipendente emotivamente o al contrario evitante, nel senso che eviterà qualsiasi legame o eccessiva vicinanza nelle relazioni.

Ferita del Rifiuto: in questo caso il bambino ha subito il rifiuto e l’ostilità di uno o entrambi i genitori. I problemi derivanti da questa ferita si manifestano sul lavoro, nelle relazioni sentimentali, amicali e a scuola. Quel bambino rifiutato da adulto continuerà ad auto-rifiutarsi, preferendo la solitudine e l’isolamento. 

Ferita dell’ingiustizia: soprattutto in famiglie in cui ci sono fratelli, è possibile che il bambino si ritrovi in una situazione in cui si senta vittima dell’ingiustizia.  Accade molto spesso che i genitori possano creare delle disparità di trattamento tra i loro figli. In questi casi il figlio ha il ruolo della pecora nera o del capro espiatorio. Questa esperienza dolorosa farà diventare l’adulto pessimista nei confronti della vita, avvertendo in ogni situazione la possibilità di essere maltrattato. Svilupperà insicurezza nelle relazioni e nel gestire altre sfere della vita come quella lavorativa, sociale. Ogni situazione potrà essere percepita come un’ingiustizia, se l’adulto non avrà avuto l’occasione di poter rielaborare la ferita dell’ingiustizia nel corso della propria vita.

Ferita del Tradimento: in questa situazione il bambino ha subito un tradimento delle aspettative rispetto a delle promesse mancate da parte di un genitore o di entrambi. In alcuni casi il bambino che sentiva di essere il preferito di un genitore ad un certo punto si accorge che il fratello o la sorella sono coloro che gli hanno sottratto il privilegio. Oppure può accadere che uno dei genitori ad un certo punto abbandona la famiglia, facendo sentire traditi non solo il coniuge ma anche i figli. Il bambino tenderà da adulto a sviluppare problemi di fiducia, proprio perché in età precoce è venuta a mancare. Da adulto assumerà un atteggiamento da “controllore” nelle sue relazioni, cercando di prevedere tutto e di avere aspettative sugli altri, perché dovrà essere sicuro di potersi fidare a discapito di una vita appagante e felice a livello relazionale.

Ferita dell’umiliazione: in questi casi il bambino è stato rimproverato aspramente facendolo sentire umiliato e sbagliato. Spesso i genitori hanno parlato del figlio ad altri pensando di stimolarlo a fare meglio e invece hanno provocato in lui un profondo senso di inadeguatezza. Il bambino è stato comparato ad altri e fatto sentire meno capace, bravo o competente nel raggiungimento delle tappe di sviluppo. Da adulto si sentirà inibito, ansioso e con bassa autostima nel relazionarsi nei vari contesti relazionali di riferimento. Potrà sviluppare una forte ansia sociale e un masochismo nelle relazioni, che va a ripetere le umiliazioni subite durante l’infanzia.

Paura dell’ignoto: si instaura in quei bambini che sono stati esposti dai genitori in situazioni violente non familiari e che hanno generato una profonda insicurezza.  Per es: il bambino che ha paura dell’acqua e che è stato immerso in modo violento in piscina, anche per pochissimi secondi o il bambino che veniva mandato in cantina, nonostante la sua paura del buio e dei luoghi angusti. Quest’esperienze in cui il bambino non si è sentito ascoltato e compreso nell’espressione di una sua paura gli farà sviluppare da adulto timore, ansia e insicurezza nei confronti dei cambiamenti.

 

DESCRIZIONE DEL PROGETTO: l’IMPORTANZA  DI LAVORARE TERAPEUTICAMENTE IN GRUPPO CON GLI ADULTI PER GUARIRE  LE INFANZIE INFELICI

Nel progetto che vado a descrivere, sottolineo l’importanza, per gli adulti che sono stati feriti nella loro infanzia, di lavorare terapeuticamente sia individualmente che in gruppo. Spesso non si dà particolare importanza al gruppo come contenitore per potersi confrontare empaticamente con le storie portate da altre persone che condividono la stessa problematica. Invece dalla mia esperienza, posso garantire che il gruppo ha una funzione catartica e rigenerativa nel processo di elaborazione dei traumi, che ad oggi non hanno trovato ancora una soluzione. Nel caso degli adulti che hanno subito abusi nell’infanzia, il gruppo diventa per loro un modo per lavorare sulla loro relazione di attaccamento che ha subito una compromissione a causa delle traumatizzazioni che si sono instaurate nella loro infanzia. Il primo a teorizzare l’importanza del ruolo dell’attaccamento fu John Bowlby che scrisse nel 1988 il libro “Una base sicura”, descrivendo l’attaccamento come fondamentale per la sopravvivenza del bambino nel ricercare vicinanza alla madre e al suo caregiver. Bowlby, attraverso delle situazioni sperimentali, riuscì a dimostrare che il comportamento di attaccamento del bambino alla madre non si attivava solo in presenza di nutrimento, ma richiedendo protezione, cura, calore affettivo e sensibilità alla figura accudente. Era chiaro che in presenza di un caregiver attivo e capace di rispondere prontamente, il bambino instaurava una relazione di attaccamento di tipo sicuro. Cosa sarebbe accaduto in caso contrario in una situazione di attaccamento insicuro? Diversi studi hanno constatato l’importanza dei modelli operativi interni, schemi relazionali interiorizzati nell’infanzia: “rappresentazioni mentali che contengono un grande numero di informazioni, su di sé e sulle figure di attaccamento, che riguardano la maniera più probabile in cui ciascuno risponderà all’altro con il cambiare delle condizioni ambientali”.  Per valutare i modelli operativi interni esiste un’intervista semi-strutturata L’Adult Attachment Interview (AAI). Nel caso di bambini che hanno esperito un attaccamento sicuro formeranno nel loro modello operativo interno un’immagine degli altri affidabile e disponibile, e un modello in cui si sentono meritevoli delle cure che ricevono. Nel caso di attaccamento insicuro, i sentimenti che si instaurano nel bambino sono di rabbia e di angoscia nei confronti degli altri e sentimenti di insicurezza nei loro confronti. Per questo è molto importante per gli adulti traumatizzati poter guarire attraverso il lavoro in gruppo, lavorando sui modelli operativi interni e sul comportamento d’attaccamento trasformandolo da insicuro a sicuro. È noto come trasformare il proprio modello operativo interno e il proprio comportamento di attaccamento da adulto, attraverso il lavoro terapeutico, favorisca un miglioramento delle proprie relazioni lavorative, affettive e sociali. La mia intenzione è di lavorare in gruppo ristabilendo gli stessi criteri di una buona e sana relazione di attaccamento attraverso la fiducia, il calore affettivo, la sensibilità, l’ascolto, l’empatia, la comprensione, la sospensione di giudizio e la completa accettazione tra i partecipanti e il caregiver/terapeuta. Il gruppo lo considero un contenitore dove ciascun membro può guarire sentendosi sicuro, amato e rispettato nella sua persona e accolto nella sua ferita profonda. Nel gruppo è possibile rielaborare i propri traumi fornendo nuovi significati, anche grazie alla profonda risonanza emotiva con le altre storie. Ogni partecipante diventa promotore del cambiamento altrui e del proprio cambiamento, mettendo in gioco parti di sé che devono essere di aiuto empatico verso gli altri e se stessi. Il gruppo di psicoterapia online per gli adulti che desiderano guarire dagli abusi dell’infanzia è composto da un ciclo di 10 incontri su piattaforma Zoom ed è stato pensato per aiutare gli ex bambini traumatizzati a lavorare terapeuticamente da adulti sui loro schemi relazionali disfunzionali migliorando le loro relazioni in generale e la loro qualità di vita. Molto probabilmente chi ha subito abusi nell’infanzia si sente impotente nel poter cambiare la propria condizione o soffre nelle sue relazioni per ripetute esperienze fallimentari. Il gruppo è invece un modo per non sentirsi soli e impotenti, ma è la base per un lavoro terapeutico dove lo scambio energetico e spirituale, di tutti i partecipanti compreso il terapeuta, va a creare le condizioni per una guarigione trasformando gli schemi relazionali disfunzionali in schemi funzionali. Carlos Ruiz Zafòn: “Una delle insidie dell’infanzia è che non è necessario capire qualcosa per sentirlo. Quando la mente è in grado di comprendere ciò che è accaduto, le ferite del cuore sono già troppo profonde”

 

BIBLIOGRAFIA:

  • Bowlby J. (1988): Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Raffaelo Cortina Editore. Milano.
  • Cancrini   (2012): La cura delle infanzie infelici. Viaggio nell’origine dell’oceano borderline. Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Cancrini L. (2017): Ascoltare i bambini. Psicoterapia delle infanzie negate. Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Crittenden Patricia M. (1999): Attaccamento in età adulta, l’approccio dinamico-maturativo all’Adult Attachment Interview. Raffaello Cortina Editore, Milano.

 

 

 

 

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